Questo congresso si svolge in un momento di assoluto stallo che vive l’infinita vertenza degli uffici stampa della Pubblica Amministrazione con tantissimi colleghi ancora in attesa che la legge 150/2000 trovi piena e concreta applicazione.
L’Italia è uno Stato di diritto dove tutte le maggiori cariche istituzionali hanno evidenziato la necessità di giungere al rinnovo del contratto dei giornalisti, scaduto da 3 anni.
Nessuna delle stesse cariche istituzionali e ancor più i segretari dei sindacati confederali hanno, però, mai rilevato che sono oltre sette anni che si attende l’applicazione della legge 150/2000, negando, di fatto, l’importanza del ruolo che l’ufficio stampa assolve. Si preferisce dare spazio a chi ritiene più utile una comunicazione improntata sull’autoreferenzialità, sull’amplificazione dei propri meriti, consentendo un massiccio ricorso alle consulenze con notevole aggravio di spesa per i costi della politica, privando i colleghi, sottoposti al costante ricatto del rinnovo dell’incarico, della necessaria ed indispensabile indipendenza dal potere politico. Quotidianamente i giornalisti che lavorano negli uffici stampa della pubblica amministrazione sono oggetto di discriminazioni e condizionamenti in presenza di stravaganti interpretazioni della legge 150/2000 che ledono la loro dignità e professionalità, generando assurde situazioni. Ma di ciò nessuno si preoccupa.
La F.N.S.I., purtroppo, non è riuscita in questi anni a svolgere un ruolo fondamentale in difesa dei tanti colleghi del settore. Non è stata mai determinante ed incisiva nelle sempre più numerose controversie che hanno visto coinvolti colleghi impegnati negli uffici stampa, che hanno pagato di persona il loro impegno quotidiano senza che di là delle puntuali espressioni di solidarietà di questo o quel rappresentante sindacale, nulla si sia ottenuto. Emblematici sono i casi di tanti colleghi che non sto qui a citare, ma vi assicuro che potrei indicarne a decine.
Non si può ignorare il contributo che i giornalisti impegnati negli uffici stampa di tutta Italia, siano essi Enti pubblici o privati, hanno dato tutte le volte che sono stati chiamati in causa dai vertici della F.N.S.I., con adesione compatta e convinta alle azioni di lotta e alle giornate di sciopero proclamate.
Così come non si può ignorare il sostegno concreto alle casse dell’INPGI da parte dei giornalisti degli uffici stampa.
Il dato odierno è che, purtroppo, nessun passo avanti concreto è stato fatto in questa “indecente” vertenza come dimostrano le poche parole di circostanza inserite nelle tante relazioni di preparazione a questo Congresso.
Non conosco la fotografia esatta dell’applicazione della legge 150 nelle altre regioni d’Italia, so per certo però che in Campania c’è un disastro e ciò accade perché la maggior parte degli Enti pubblici che dispongono di uffici stampa si rifiutano di applicare la legge.
Cito un caso per tutti, la giunta regionale il cui noto Presidente Bassolino è attestato da sempre su una posizione negativa, tant’è che l’INPGI dopo un’ispezione ha in corso un contenzioso per il riconoscimento della posizione contributiva per i tanti colleghi che lì lavorano. Tutto questo, ahimè, accade sotto gli occhi dell’uscente Segretario nazionale aggiunto della F.N.S.I., campano e napoletano come me, al quale umanamente auguro una prontissima guarigione, che non ha mai condotto azioni decisive e risolutive per la categoria, pur volendo accreditarsi come uno dei padri della 150. Questi, peraltro, è anche responsabile di aver affossato il GUS Campania, ricostituito dopo anni di assenza dalla scena, che ormai da venti mesi, con un direttivo dimezzato per le motivate e note dimissioni di quattro consiglieri, vive nell’immobilismo assoluto, facendo mancare il suo fondamentale apporto alla categoria. In Campania, come a livello nazionale, abbiamo bisogno di essere rappresentati da uomini concreti e non da venditori di sogni o peggio di fumo.
Ed è anche per questi motivi che noi, come movimento “Giornalisti per la professione”, invochiamo discontinuità. Chiediamo, perciò, un definitivo cambio di marcia, l’apertura di un nuovo capitolo ed il coinvolgimento nelle scelte e nelle azioni sindacali esclusivamente di chi lavora negli uffici stampa, e l’assunzione, senza alcun indugio, di responsabilità dei nuovi vertici F.N.S.I. che usciranno da questo congresso, a sostegno della vertenza uffici stampa.
Castellaneta Marina, lì 28 Novembre 2007
Antonio D’Errico
L’Italia è uno Stato di diritto dove tutte le maggiori cariche istituzionali hanno evidenziato la necessità di giungere al rinnovo del contratto dei giornalisti, scaduto da 3 anni.
Nessuna delle stesse cariche istituzionali e ancor più i segretari dei sindacati confederali hanno, però, mai rilevato che sono oltre sette anni che si attende l’applicazione della legge 150/2000, negando, di fatto, l’importanza del ruolo che l’ufficio stampa assolve. Si preferisce dare spazio a chi ritiene più utile una comunicazione improntata sull’autoreferenzialità, sull’amplificazione dei propri meriti, consentendo un massiccio ricorso alle consulenze con notevole aggravio di spesa per i costi della politica, privando i colleghi, sottoposti al costante ricatto del rinnovo dell’incarico, della necessaria ed indispensabile indipendenza dal potere politico. Quotidianamente i giornalisti che lavorano negli uffici stampa della pubblica amministrazione sono oggetto di discriminazioni e condizionamenti in presenza di stravaganti interpretazioni della legge 150/2000 che ledono la loro dignità e professionalità, generando assurde situazioni. Ma di ciò nessuno si preoccupa.
La F.N.S.I., purtroppo, non è riuscita in questi anni a svolgere un ruolo fondamentale in difesa dei tanti colleghi del settore. Non è stata mai determinante ed incisiva nelle sempre più numerose controversie che hanno visto coinvolti colleghi impegnati negli uffici stampa, che hanno pagato di persona il loro impegno quotidiano senza che di là delle puntuali espressioni di solidarietà di questo o quel rappresentante sindacale, nulla si sia ottenuto. Emblematici sono i casi di tanti colleghi che non sto qui a citare, ma vi assicuro che potrei indicarne a decine.
Non si può ignorare il contributo che i giornalisti impegnati negli uffici stampa di tutta Italia, siano essi Enti pubblici o privati, hanno dato tutte le volte che sono stati chiamati in causa dai vertici della F.N.S.I., con adesione compatta e convinta alle azioni di lotta e alle giornate di sciopero proclamate.
Così come non si può ignorare il sostegno concreto alle casse dell’INPGI da parte dei giornalisti degli uffici stampa.
Il dato odierno è che, purtroppo, nessun passo avanti concreto è stato fatto in questa “indecente” vertenza come dimostrano le poche parole di circostanza inserite nelle tante relazioni di preparazione a questo Congresso.
Non conosco la fotografia esatta dell’applicazione della legge 150 nelle altre regioni d’Italia, so per certo però che in Campania c’è un disastro e ciò accade perché la maggior parte degli Enti pubblici che dispongono di uffici stampa si rifiutano di applicare la legge.
Cito un caso per tutti, la giunta regionale il cui noto Presidente Bassolino è attestato da sempre su una posizione negativa, tant’è che l’INPGI dopo un’ispezione ha in corso un contenzioso per il riconoscimento della posizione contributiva per i tanti colleghi che lì lavorano. Tutto questo, ahimè, accade sotto gli occhi dell’uscente Segretario nazionale aggiunto della F.N.S.I., campano e napoletano come me, al quale umanamente auguro una prontissima guarigione, che non ha mai condotto azioni decisive e risolutive per la categoria, pur volendo accreditarsi come uno dei padri della 150. Questi, peraltro, è anche responsabile di aver affossato il GUS Campania, ricostituito dopo anni di assenza dalla scena, che ormai da venti mesi, con un direttivo dimezzato per le motivate e note dimissioni di quattro consiglieri, vive nell’immobilismo assoluto, facendo mancare il suo fondamentale apporto alla categoria. In Campania, come a livello nazionale, abbiamo bisogno di essere rappresentati da uomini concreti e non da venditori di sogni o peggio di fumo.
Ed è anche per questi motivi che noi, come movimento “Giornalisti per la professione”, invochiamo discontinuità. Chiediamo, perciò, un definitivo cambio di marcia, l’apertura di un nuovo capitolo ed il coinvolgimento nelle scelte e nelle azioni sindacali esclusivamente di chi lavora negli uffici stampa, e l’assunzione, senza alcun indugio, di responsabilità dei nuovi vertici F.N.S.I. che usciranno da questo congresso, a sostegno della vertenza uffici stampa.
Castellaneta Marina, lì 28 Novembre 2007
Antonio D’Errico



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